CENTROSINISTRA MOLISE/ Le tre anime e la battaglia di Primavera (o autunno? O inverno?)
Piaccia o meno la politica è anche quella. Quella del Pd, che apre le porte all’Udc in funzione anti-Iorio; quella di Romano, enfant prodige (non si capisce bene se più enfant o più prodige) del Consiglio regionale, che scalpita contro presunti inciuci; quella dipietrista, fratturiano convinto, che va “à la guerre comme à la guerre”, lancia in resta. Queste sono, ad oggi, le tre anime del centrosinistra molisano. Riusciranno siffatti eroi a conquistare il Regno del Molise?
di Andrea Succi
Prima di rispondere all’annosa questio andiamo a studiare più da vicino le tre macro-forze che compongono (o scompongono, a seconda dei casi) l’opposizione molisana.
IL PARTITO DEMOCRATICO
Fa simpatia come un calcio sugli zebedei e tenerezza come un orsacchiotto spelacchiato. A livello nazionale ne combina una al giorno, e a volte anche più d’una, ma c’è da chiarire subito un aspetto che spesso nessuno prende in considerazione. Si può considerare a tutti gli effetti l’unico partito non personalistico della Seconda Repubblica. Se questo è un pregio o un difetto lo giudicheranno gli elettori, resta però un dato di fatto.
In Molise è guidato da Danilo Leva, uno che si distingue per furbizia, savoir faire e una buona dose di pragmatismo: per vincere e mandare a casa Iorio saremmo pronti ad allearci anche con quelli che fino all’altro ieri erano i suoi cani da guardia. Anche qui: giusto? Sbagliato? C’est la vie politique, chérie. Che sia anche una strategia buona in termini elettorali lo capiremo tra qualche mese. Leva si è rimesso in casa Roberto Ruta, altro stratega che starebbe meglio seduto ad un tavolo da Risiko che in consiglio regionale.
Eppure l’idea di candidare Frattura – l’uomo che ha messo in crisi il sistema Iorio, l’uomo che ha portato l’attuale Presidente a un passo dalla sconfitta, l’uomo da ringraziare se la tornata elettorale del 2011 sarà annullata e i molisani potranno finalmente avere un Governatore legittimo (chiunque esso sia) – la si deve proprio al duo Leva-Ruta che in tempi non sospetti (eravamo in piena bagarre per le provinciali di Campobasso) lanciarono il sasso senza nascondere la mano. L’effetto riscontrato si è visto: sconfitta di misura, ma partita annullata a tavolino.
Eppure sono tante le critiche ricevute da quei due, il più caustico è lo storico Franco Valente, ex Pd ora passato in Sel, che li accusa di aver portato “i fascisti nel partito”. Il riferimento, neppure troppo velato, è a Massimiliano Scarabeo, anima democratica di Venafro, e al suo passato poco cristallino. L’ufficialità dell’ingresso di Scarabeo nel Pd si è avuta all’ultimo congresso dove, ecco gli aspetti positivi, sono entrate nella mischia anche persone di comprovata coerenza, come Tony Pontarelli, Michele Di Giglio, Mimma Amodio e Franco Di Biase, con gli ultimi tre che rappresentano l’anima del gruppo facebook “Unire il centrosinistra”, cui si deve la rivoluzione copernicana – almeno in Molise – di utilizzare la rete per fare politica. E scusate se è poco.
Orsù, dunque, il Pd è promosso o bocciato? Rimandato a settembre, anzi a novembre, anzi no alla primavera 2013. Insomma, rimandato alle prossime urne. Se vinceranno, bene bravo bis, altrimenti mazzate sui denti. C’est la vie, n’est pas?
MASSIMO ROMANO
Scalpita, perdio se scalpita. Ma è un cavallo di razza (in tutti i sensi) della politica molisana. Giovanissimo ma con esperienza pluriennale alle spalle, conosce il fatto suo, presuntuoso ma preparato, sa sfruttare le occasioni che gli vengono concesse e gli strumenti a sua disposizione. Per farla breve, un picconatore, come la abbiamo definito altre volte.
Da qualche tempo a questa parte se la prende con tutti, a destra e manca, a volte a ragione altre in maniera populista e per tornaconto. Ma non parla mai a vanvera e se quanto denuncia – vedi affaire trasversale su Zuccherificio e biomasse – spesso fa presa vuol dire che un fondo di verità c’è sempre. Sta agli elettori e agli analisti capire in che misura agita polvere piuttosto che centrare il bersaglio.
Nella denuncia è tutto suo padrino, quel Di Pietro che lo ha lanciato nella politica che conta, almeno a livello regionale. Ma anche in questo settore la strada da fare è ancora lunga e, poi, dovrebbe riuscire a tirare fuori dal cilindro anche qualche proposta programmatica che possa contribuire al rilancio della regione.
Ha un rapporto problematico con l’attuale leader del centrosinistra, quel Frattura su cui ha già posto il veto: “Se sarà lui il candidato, io mi chiamo fuori.” A tal proposito è interessante il pensiero di Antonio Sorbo, il miglior commentatore politico della regione nonché consigliere provinciale di Sel: “Non dico che alcune delle questioni sollevate per contestare la leadership di Paolo Frattura siano infondate, ma penso che andavano poste quando a settembre si sono fatte le primarie. Allora fummo in pochi, pochissimi, ad esprimere perplessità e preoccupazione. Poi si sono fatte le primarie, io non ho votato Frattura in quella occasione, ma nel momento in cui le primarie le ha vinte io l’ho accettato come mio candidato e l’ho votato.”
Romano, lo sappiamo, ribatte che da allora tante cose sono cambiate e che non gli sono piaciuti troppi atteggiamenti a suo dire morbidi da parte dell’opposizione nei confronti del governo regionale. Dubbi legittimi. Anche in questo caso il responso lo daranno gli elettori e toccherà capire se i numeri saranno dalla parte di Romano. Non basta essere il consigliere di centrosinistra più votato per alzare la voce, ci vuole ben altro. Che abbia un jolly da giocarsi? Oppure, visti i tempi e date le circostanze – verranno eletti non più 30 consiglieri ma 21 – la frattura con il resto della coalizione si ricomporrà? Il rischio concreto è che Romano si perda dietro ai suoi giochi politici e che il suo apporto, quasi decisivo nell’ultima campagna elettorale, possa essere sostituito con quello di un transfuga del centrodestra, magari qualcuno non troppo stravolto dallo iorismo (Marinelli?). Ai posteri l’ardua sentenza, ma in ogni dove è chiaro che un cavallo, seppur di razza, non può correre da solo.
L’ITALIA DEI VALORI
Il leader maximo è Di Pietro, su questo non ci piove. Appoggiano incondizionatamente la ricandidatura di Frattura alla Presidenza regionale, e nemmeno su questo ci sono dubbi. Dei tre consiglieri regionali quello che si è mostrato più battagliero è sicuramente Di Pietro jr, che ha la spada di Damocle del confronto con il padre sulla testa. Tutti i giorni. Se sgarra sono guai. Di Carmelo Parpiglia si hanno poche notizie, risulta quasi ingiudicabile, e tocca capire se questo è un merito o un demerito.
Cosmo Tedeschi è invece quello che, nel bene e nel male, si è fatto sentire almeno quanto Di Pietro jr. Sbarcato a Via Genova come un neofita della politica, dopo aver preso diversi pugni in faccia, sembra via via riprendersi e stamane è finito addirittura sul Corriere della Sera, citato da quel Gian Antonio Stella che quando si occupa di Molise non lo fai mai banalmente (si parlava di una premialità regionale assegnata a un dirigente…in carcere).
Gli aspetti su cui l’Idv dovrà lavorare, per un definitivo salto di qualità, riguardano la gestione territoriale delle risorse umane e una maggior chiarezza sui temi sollevati riguardo a presunti trasversalismi, cioè la nomina di Mimì De Angelis in FinMolise e, ancora, la questione Zuccherificio, dove parte dell’opposizione ha votato con la maggioranza. Una comunicazione locale più accorta avrebbe evitato certi mal di pancia.
Ma ci sono innegabili punti di forza su cui fondare la (ri)conquista del Regno del Molise: una coerenza di fondo, che in politica conta come il due di picche ma che viene sempre più apprezzata dagli elettori, nel sostenere la linea tracciata qualche tempo fa; una forza di denuncia che nessuno in Italia ha, forse neanche Grillo, e che ha permesso di portare questioni molisane sul piano nazionale e quindi di difendere il territorio dalle troppe malefatte targate centrodestra; una capacità propositiva che riesce ad andare oltre la denuncia: vedasi le indicazioni su finanziamenti pubblici ai partiti, spending review su università e scuole private, lavoro e articolo 18 e via dicendo.
Parliamo quindi di un partito maturo che, molto probabilmente, diventerà un movimento nazionale (e quindi anche locale) per uscire definitivamente dalle briglie partitocratiche e permettere ad Antonio Di Pietro di esprimere la sua leadership ai massimi livelli.
Lo scenario attuale non permette ancora di capire se l’appoggio incondizionato dell’Idv basterà a Frattura per confermare la candidatura, né tantomeno se le smanie piddine di avvicinarsi al centro avranno conseguenze sul centrosinistra molisano. Certo è che se davvero nella convention di Vasto, programmata per fine settembre, Di Pietro dovesse lanciare un movimento civico nazionale allora saranno dolori per tutti e il Pd dovrà tornare a cuccia e rimettere nel cassetto i sogni (o incubi, dipende dai punti di vista) centristi.
LO SCENARIO
Le tre anime, diverse e complementari tra loro, saranno quindi in grado di fondersi e cercare la vittoria contro un centrodestra molisano che, alla fine, andrà compatto come sempre? Al momento sembra di no, anche perché si parla più di quello che non si è fatto o si poteva fare meglio piuttosto che concentrarsi su un programma da sottoporre ai cittadini, per valutare cosa è opportuno realizzare, oltre che nei primi cento giorni di eventuale governo anche negli anni a venire.
Ci sembra chiara una cosa, e su questo Romano ha ragione: dall’ottobre 2011 troppe variabili sono entrate in gioco e troppi aspetti della vita politica nazionale e locale sono mutati. Viene da sé che anche quel programma, che allora sembrava vincente, vada calibrato sulle nuove prospettive. Che fare della Provincia di Isernia e di una eventuale massa di disoccupati? Che fare con quanti chiedono, dalla Puglia e dalla Campania, l’annessione al Molise? Come pensare il piano energetico e dei rifiuti regionale? E per i costi della politica? E ancora: come creare nuovi posti di lavoro e rendere ricca una terra che, grande come l’Islanda, potrebbe essere produttiva e agiata?
Il tema di fondo resta quindi lo stesso: andare oltre Iorio e offrire ai molisani una prospettiva nuova. Perché quanto visto fino ad ora non è sufficiente a soddisfare la voglia di cambiamento che serpeggia forte in regione.